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SCIENCE-BASED TARGETS (SBTs)

Scopri qui sotto la nostra definizione di SBTs

A livello internazionale i Science-Based Targets (SBTs) rappresentano oggi uno degli approcci più riconosciuti e più utilizzati dalle aziende per definire obiettivi di riduzione delle proprie emissioni. Si tratta di una metodologia sviluppata e promossa da Science-Based Targets initiative (SBTi), un’iniziativa congiunta di CDP, UN Global Compact, WRI e WWF.

A differenza degli approcci tradizionali bottom-up (basati sulle capacità di riduzione specifiche della singola impresa), gli SBTs adottano una logica top-down: partono dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi e dalla necessità scientifica di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. La scienza stabilisce la traiettoria di decarbonizzazione globale e le aziende sono chiamate ad allineare i propri modelli di business a questo percorso. Perché? Perché non c’è altra alternativa.

IL NUOVO STANDARD V2.0: dalla teoria alla pratica

Con il lancio della versione SBTi Corporate Net-Zero Standard V2.0 (giugno 2026), l'approccio ha subìto una storica evoluzione, spostando il focus dalla sola dichiarazione dei target alla loro effettiva implementazione strategica.

 

Le novità sostanziali includono:

  • Separazione degli Scope: Non è più possibile accorpare le emissioni. Le aziende devono definire obiettivi minimi indipendenti e separati per Scope 1, 2 e 3, garantendo la massima trasparenza per ogni livello.

 

  • Ciclo dei target a 5 anni: Per garantire che gli obiettivi riflettano i progressi reali, i target a breve termine (near-term) vengono inseriti in un ciclo quinquennale di revisione e aggiornamento.

 

  • Logica "best efforts" e trasparenza: Viene introdotto un approccio basato sul principio del best efforts, riconoscendo che il percorso di decarbonizzazione può essere influenzato da fattori esterni; le aziende devono comunque dimostrare le azioni intraprese e garantire trasparenza sui progressi e sugli ostacoli incontrati.

 

  • Gerarchia delle azioni: Lo standard impone di dare priorità assoluta alla riduzione diretta alla fonte e alle azioni condivise di filiera, lasciando gli strumenti di compensazione solo come ultima istanza.

LA TIMELINE DI TRANSIZIONE DELLO STANDARD V2.0

​Per consentire alle aziende di adeguarsi alle novità della versione V2.0, l'entrata in vigore prevede un piano di adozione graduale:


➡️ Rilascio Ufficiale di SBTi V2.0 (Giugno 2026): Pubblicazione del nuovo Corporate Net-Zero Standard V2.0. Si apre la fase di transizione per permettere alle aziende di aggiornare i propri sistemi di raccolta dati e pianificazione.

➡️ Fase Transitoria di Libera Scelta (1 Febbraio 2027 – 31 Gennaio 2028): Le aziende possono scegliere se sottomettere i propri target seguendo la vecchia V1 o la nuova V2.0. SBTi raccomanda di utilizzare la V1 se i sistemi Scope 3 non sono ancora pronti, per evitare ritardi.

➡️ Obbligo Standard V2.0 (Dal 1 Febbraio 2028): Tutti i nuovi target sottomessi a SBTi devono obbligatoriamente rispettare i criteri della V2.0. I target già approvati in precedenza restano validi fino alla fine del loro ciclo naturale.
 

REGOLE DIFFERENZIATE: Categoria A e Categoria B

Il nuovo standard supera il modello unico strutturando requisiti proporzionati in base all'impatto e alla dimensione geografica ed economica dell'impresa:

 

  • Aziende di Categoria A (Grandi aziende globali e medie imprese in paesi ad alto reddito, così come definite dalle soglie di cui allo standard): Hanno l'obbligo di fissare target near-term su tutti e tre gli Scope (incluso lo Scope 3), devono pubblicare il proprio Piano di Transizione Climatica ed effettuare una verifica di limited assurance (auditing di terza parte) sui dati dell'anno base. Per lo Scope 3, lo standard consente di escludere solo le categorie non rilevanti (meno del 5% del totale dello Scope 3) o dove vi sia un'oggettiva assenza di capacità di influenza.

 

  • Aziende di Categoria B e PMI: Beneficiano di procedure e percorsi semplificati. Per queste realtà, la rendicontazione dello Scope 3 non è un obbligo immediato a breve termine, alleggerendo il carico amministrativo e focalizzando gli sforzi sulle emissioni dirette (Scope 1 e 2).


La definizione degli SBTs richiede come prerequisito fondamentale la quantificazione scientifica della propria impronta carbonica aziendale (Corporate Carbon Footprint), che rappresenta il punto di partenza imprescindibile per costruire qualsiasi percorso di carbon management.
 

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